Quando la solidarietà con la Polonia accese la rivoluzione ungherese Ci sono giorni nella storia in cui il desiderio di libertà attraversa le frontiere, supera le differenze linguistiche e unisce popoli che riconoscono, nelle sofferenze degli altri, qualcosa della propria storia. Il 23 ottobre 1956 fu uno di quei giorni. A Budapest, migliaia di giovani scesero nelle strade per manifestare la loro solidarietà con il popolo polacco. Pochi mesi prima, nel giugno 1956, gli operai di Poznań avevano protestato contro le condizioni di vita e il sistema comunista, affrontando una violenta repressione. In ottobre, la Polonia stava vivendo una fase di profondi cambiamenti politici. La speranza che fosse possibile ottenere maggiore autonomia da Mosca attraversò rapidamente i confini del Paese, arrivando fino all’Ungheria. Davanti al monumento di un generale polacco Non fu casuale il luogo scelto dagli studenti ungheresi per la manifestazione: il monumento al generale Józef Bem, eroe polacco che aveva combattuto anche per l’indipendenza dell’Ungheria durante la rivoluzione del 1848–1849. Quel monumento non era soltanto il ricordo di un uomo. Era il simbolo di una fratellanza nata nella lotta per la libertà. Il pomeriggio del 23 ottobre, gli studenti dell’Università Politecnica di Budapest, insieme a cittadini e lavoratori, raggiunsero la piazza del generale Bem. Chiedevano libertà di espressione, riforme democratiche, indipendenza nazionale e il ritiro delle truppe sovietiche. La manifestazione, inizialmente pacifica, si trasformò nel corso della giornata in un movimento rivoluzionario. La folla raggiunse il Parlamento; in serata venne abbattuta la gigantesca statua di Stalin. Davanti alla sede della Radio ungherese scoppiarono gli scontri. Era cominciata la Rivoluzione ungherese. Due popoli, una speranza La Polonia e l’Ungheria condividevano una lunga tradizione di amicizia. Ma in quel momento il loro legame assunse un significato ancora più profondo. I giovani di Budapest guardavano alla Polonia come a un esempio di coraggio e di possibile cambiamento. E quando la rivoluzione ungherese venne soffocata dall’intervento militare sovietico, tanti polacchi risposero con una straordinaria mobilitazione di solidarietà, raccogliendo sangue, medicinali e aiuti per gli ungheresi. Era una vicinanza che nessun confine poteva cancellare. Il 4 novembre 1956, una nuova e massiccia offensiva sovietica colpì Budapest, spezzando la resistenza armata. La repressione provocò migliaia di morti e spinse moltissimi ungheresi a lasciare il proprio Paese. Eppure, il sogno di libertà non scomparve. Settanta anni dopo Oggi, possiamo guardare al 23 ottobre 1956 non soltanto come all’inizio di una rivoluzione, ma come a una straordinaria testimonianza di solidarietà tra popoli. Davanti al monumento di un generale polacco, migliaia di ungheresi manifestarono per la libertà della propria patria, ispirati dalla speranza che arrivava dalla Polonia. È forse questa una delle lezioni più profonde di quella giornata: la libertà di un popolo può diventare la speranza di un altro. La memoria del 1956 ci ricorda che la storia europea non è fatta soltanto di frontiere, governi e trattati. È fatta anche di giovani che trovano il coraggio di uscire nelle strade, di persone che aiutano chi soffre e di amicizie capaci di sopravvivere alle tragedie. Il ricordo torna ancora a quella piazza di Budapest. A quei giovani, alle loro bandiere, alla loro speranza. E a due popoli che, in uno dei momenti più difficili del Novecento, seppero riconoscersi fratelli. Cześć i chwała bohaterom węgierskiego Października 1956 roku. Onore e gloria agli eroi dell’Ottobre ungherese del 1956.