Cari amici polacchi!
Ooggi, 8 maggio, nel giorno solenne dedicato a San Stanislao, patrono della Polonia, ci fermiamo insieme con il cuore colmo di emozione, gratitudine e orgoglio.

Secoli fa, proprio in questo giorno, risuonarono per la prima volta le note antiche e solenni del Gaude Mater Polonia.
Lasciate che queste parole entrino dentro di noi, ascoltiamole nel profondo dell’anima:
Gaude, Mater Polonia,
prole fecunda nobili.
Summi Regis magnalia
laude frequenta vigili.Gaude Mater POLONIA, Wincenty z Kielczy
Rallegrati, Madre Polonia, fertile di nobile progenie. La grandezza del Re Supremo celebra con lode incessante.
Questo inno medievale non è soltanto un canto: è una preghiera potente, un atto di fede, una dichiarazione d’amore eterno verso la Patria.
Nato nel XIII secolo per glorificare San Stanislao, ha attraversato i secoli diventando il battito stesso del cuore polacco. È stato cantato nelle cattedrali e sui campi di battaglia, nelle ore più buie delle spartizioni e nei momenti luminosi delle rinascite. Ha accompagnato generazioni di polacchi che hanno sofferto, combattuto e sperato.
E ancora oggi ci ripete con forza: questa Madre non si piega, questa Madre non muore.
San Stanislao, il vescovo martire che ebbe il coraggio di opporsi al potere ingiusto in nome della verità e della giustizia, rimane per noi un faro. Ci ricorda che la vera libertà non è un dono concesso, ma una conquista quotidiana che richiede coraggio, sacrificio e coerenza. La sua testimonianza ci insegna che talvolta bisogna perdere tutto per non perdere se stessi e la propria dignità.
Proprio in questi giorni di celebrazioni nazionali, il 2 maggio mi sono recato alla Tomba del Milite Ignoto di Łódź.
Davanti a quel luogo sacro, carico di memoria e di silenzio, non sono riuscito a trattenere le lacrime. Vedere l’immensa quantità di fiori lasciati dalla gente mi ha profondamente commosso. In quel momento ho compreso ancora più chiaramente quanto siamo follemente innamorati di questa terra: della sua storia dolorosa, della sua resilienza straordinaria, della sua bellezza ferita e indomabile.
E oggi, con il cuore traboccante di gratitudine, ringrazio il Signore perché anch’io ho trovato la mia Mater Polonia.
Un ringraziamento sincero e profondo va al Presidente Nawrocki per aver voluto ricordare ieri, durante le celebrazioni del 7 maggio, con rispetto e onore, la figura eroica di Henryk Flame “Bartek”, soldato maledetto.
Pilota dell’Aeronautica militare polacca prima della guerra e combattente contro l’occupazione nazista, divenne dopo il 1945 uno dei più grandi comandanti della resistenza anticomunista. Alla guida del più grande raggruppamento della NSZ* nell’Alta Slesia e nei Beskidi, condusse centinaia di azioni, mantenendo viva la fiamma della libertà quando, per molti, sembrava ormai spenta.

Il suo coraggio rimase leggendario: il 3 maggio 1946, insieme ai suoi uomini, occupò la città di Wisła e sfilò per due ore in piena uniforme, con la bandiera bianca e rossa al vento, per rendere omaggio alla Costituzione del 3 Maggio, proibita dal regime comunista. Un atto di audacia e dignità che ancora oggi ci fa battere il cuore.
Tradito e assassinato a soli 29 anni, il 1° dicembre 1947, Henryk Flame “Bartek” appartiene alla schiera dei Soldati Maledetti, coloro che non deposero mai le armi per una Polonia libera. La loro memoria non è soltanto storia: è linfa vitale per la vostra, per la nostra nazione. Qui, a circa due ore di macchina dai monti Beskidi, è nata la storia di Alice.
A Biesiadki, un piccolo villaggio nel sud della Polonia, nella regione storica della Piccola Polonia, non lontano dall’area carpatico-beskidica, riposano i suoi cari.
Il termine “Beskid/Beskidy” è antico e diffuso lungo tutta la fascia dei Carpazi occidentali; molti toponimi locali derivano da radici simili. I toponimi slavi spesso hanno origini multiple e stratificate: non sappiamo se esista davvero un collegamento, ma sappiamo che qui un soldato coraggioso, insignito di medaglia al valore, ha combattuto, ha versato sangue e ha dato tutto affinché la Polonia tornasse finalmente sovrana… e potesse, un giorno, donarmi l’amore della mia vita.
Cari amici, che l’esempio di San Stanislao, il canto eterno del Gaude Mater Polonia, la testimonianza di Henryk Flame “Bartek” e di tutti i Soldati Maledetti ci accompagnino sempre.
Che la nostra Patria continui a essere un faro di dignità, fede e speranza per le generazioni presenti e future.
Gaude, Mater Polonia! Sto lat! 🇵🇱
Vi auguro di cuore una Festa di San Stanislao ricca di emozioni, orgoglio e amore profondo per questa meravigliosa Madre che è la Polonia.
* Henryk Flame “Bartek” e i suoi uomini, come tanti altri dell’NSZ, incarnano quella parte della Polonia che non accettò mai nessuna forma di schiavitù, né tedesca né sovietica, e pagò con la vita questa scelta di libertà. Lascio su altre pagine ogni discussione, polemica e ogni momento di tensione legato ad alcune pagine storiche della NSZ, pagine che personalmente disprezzo e condanno, ma so anche che la storiografia ha già dato ampio risalto e continua a dibattere sui problemi che ci sono stati. Oggi non è il giorno delle divisioni. Oggi deve essere un momento di unità nazionale. Un momento in cui ricordiamo con rispetto tutti coloro che, in modi diversi e con scelte diverse, sempre nell’arco democratico, non si sono rassegnati alla schiavitù e hanno lottato per una Polonia libera e sovrana.



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